Captive State

Regia: Rupert WyattCast: John Goodman, Ashton Sanders, Jonathan Majors, Vera FarmigaGenere: Fantascienza. Nazione: Stati Uniti. Durata: 109 minuti

poster xaptive state

Nel 2016 il pianeta Terra subisce un’occupazione aliena. Per evitare di essere sterminati, gli umani firmano un armistizio con i propri invasori, che in poche parole li costringe ad una vita di oppressione sotto il regime totalitarista imposto dagli alieni. Nove anni dopo, alcune cellule di esseri umani, non rassegnati al dominio alieno, formano la resistenza. Il gruppo cercherà di destabilizzare la dittatura con alcuni attentati terroristici ed azioni di guerriglia urbana. Ad indagare sulle azioni della resistenza ci sarà il detective Mulligan, intenzionato ad ogni costo a fermare le azioni fuori legge del gruppo terroristico.

Rupert Wyatt, già regista de “L’Alba del Pianeta delle Scimmie”, con “Captive State”, porta sul grande schermo un film di fantascienza che non concentra le sue attenzioni sulla guerra e sulle battaglie che hanno portato gli alieni ad invadere il nostro pianeta. Il tutto viene spostato a nove anni dopo l’invasione, quando la maggior parte degli uomini si è rassegnata all’occupazione aliena ed a vivere rispettando le ferree leggi imposte dalla dittatura extra-terrestre. Ma sarà grazie ad un piccolo gruppo di essere umani, ed alla collaborazione di qualche personaggio interno alle istituzioni aliene, che l’umanità vedrà nuovamente accendersi una flebile luce in fondo al tunnel, che saprà regalare a molti una speranza che fino a poco prima sembrava non esistere più.

Il film presenta diversi aspetti positivi. Tra i suoi pregi principali troviamo il fatto che “Captive State” è un film diretto, per certi versi duro, ma sempre sincero. Non ci sono troppi giri di parole nella struttura narrativa di questo film, l’autore ci sbatte in faccia una dittatura tra le più dure che si possano immaginare e solo attraverso l’illegalità e la clandestinità la resistenza riuscirà a scalfirla anche solo quel poco per regalare un briciolo di speranza alla gente. La sceneggiatura, curata dallo stesso regista in collaborazione con sua moglie Erica Beeney, ci mostra un film complesso ed originale, dove ogni personaggio è ben strutturato, senza mai lasciarsi scadere in stereotipi già visti e rivisti.

Anche dal punto di vista tecnico il film è ben costruito: Wyatt è un buonissimo regista e certe immagini e scene sono girate in modo davvero interessante. Il montaggio è coerente alla regia e la colonna sonora che accompagna il film ha il merito di regalare quel pizzico di grinta in più che non guasta mai. Ma il vero colpo di genio degli autori dell’opera è la gestione della presenza degli alieni all’interno della storia. Si vedono in rarissime occasioni (cosa che ha permesso anche di tenere il budget abbastanza basso), ma la loro presenza all’interno della vicenda è sempre molto importante e soprattutto inquietante per lo spettatore.

Per concludere “Captive State” è un film di fantascienza che si discosta dai classici canoni e dai clichè che da sempre caratterizzano film di questo genere. Ma ha comunque la capacità, attraverso i dialoghi, le immagini ed i suoni di catturare l’attenzione del pubblico per tutta la sua durata, portando qualcosa di nuovo ed originale al mondo della fantascienza.

Voto del pubblico

 

 

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