Il Traditore

Regia: Marco BellocchioCast: Pierfrancesco Favino, Maria Fernanda Càndido, Fabrizio Ferracane, Luigi Lo CascioNazione: Italia. Durata: 148 minuti. Distribuzione: 01 Distribution.

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Siamo nei primi anni ’80 e la Sicilia è colpita da una forte e sanguinaria guerra tra cosche mafiose. Da una parte le vecchie famiglie di “Cosa Nostra”, dall’altra le nuove rampanti famiglie, capitanate dai Corleonesi, che vedono al loro comando un certo Totò Riina. Mentre il numero dei morti ammazzati per le strade di Palermo non si conta più, Tommaso Buscetta, capo delle vecchie famiglie mafiose, decide di nascondersi in Brasile, dove, dopo qualche anno, viene arrestato dalla polizia federale e riportato in Italia. Qui incontrerà il giudice Giovanni Falcone e farà una scelta per lui tanto sofferta, quanto necessaria: deciderà di diventare il primo collaboratore di giustizia della Repubblica Italiana, deciderà, con l’aiuto di uno dei giudici più coraggiosi della nostra storia, di smascherare chi ha tradito secondo lui i veri valori di “Cosa Nostra”, deciderà a tutti gli effetti di diventare il primo “PENTITO” della mafia.

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Marco Bellocchio, regista di origini piacentine che non necessita di alcuna presentazione, torna con “Il Traditore”, a parlare dell’Italia, cosa che aveva già fatto in passato, portandoci ai primi anni delle fratricide guerre interne tra le famiglie di “Cosa Nostra”. Le nuove famiglie avanzano e i codici d’onore non valgono più, non è più il tempo delle strategie e delle riflessioni nelle stanze segrete, ma è il tempo delle stragi e del sangue. Ed è proprio in questo nuovo stile di agire dell’organizzazione mafiose che Buscetta non si riconosce più. Decide infatti inizialmente di scappare e nascondersi in Brasile, poi di collaborare con la giustizia per smascherare secondo lui i veri traditori dei principi e degli ideali di “Cosa Nostra”, se mai ce ne siano stati.

Marco Bellocchio dimostra anche in questa circostanza la sua grande capacità di dare una forte impronta identitaria a tutte le sue opere. Non importa il genere, l’argomento o di quale vicenda si stia trattando, ma lo stile e l’impronta sull’opera dati da Marco Bellocchio sono difficilmente non riconoscibili. Anche ne “Il traditore” il regista ci mostra la sua forza, la sua classe e la sua energia nel gestire un’opera non semplice e dalle diverse difficoltà. Basta poco infatti per cadere nella retorica e pre-confezionare un lavoro, che però avrebbe dato ben poco di nuovo al pubblico. Bellocchio riesce invece, grazie ad una sceneggiatura costruita ad arte sui personaggi e ad una regia sempre attenta e mai banale, a regalarci un’opera dall’impatto importante, capace, nonostante la sua notevole durata, di tenere incollato lo spettatore per tutta la visione.

Menzione particolare non possiamo non farla per un attore in vero stato di grazia: Pierfrancesco Favino, nei panni del protagonista Tommaso Buscetta, sfodera in un colpo solo tutte le sue capacità recitative, espressive e di immedesimazione in un personaggio tutt’altro che facile. L’attore romano non si limita ad interpretare nel migliore dei modi la sua parte, ma riesce ad alzare il livello della sua recitazione ad uno stadio superiore, incarnando in modo perfetto ed equilibrato tutti gli aspetti del personaggio a lui assegnato.

Bellocchio con questa sua ultima opera porta alla luce in maniera sarcastica e drammatica l’assenza di uno Stato, che, soprattutto in quegli anni, era completamente distante dalla lotta alla mafia ed alle associazioni a delinquere. Lo fa alla sua maniera, con delle pennellate d’autore di grandissima classe, come solo un maestro come lui può e riesce a fare.

Voto del pubblico

 

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