La Bambola Assassina

Regia: Lars Klevberg. Cast: Aubrey Plaza, Brian Tyree Henry, Gabriel Bateman, Ty ConsiglioNazione: Stati Uniti. Durata: 91 minuti. Distribuzione: Koch Media.

Risultati immagini per la bambola assassina 2019 immagini

Karen è una mamma single che lavora in un grande magazzino dove si vendono giocattoli: decide, per accontentare il figlio Andy, di portare a casa Buddi, bambola di ultima generazione, concepita per diventare un vero e proprio “migliore amico” del proprietario, assecondando i suoi interessi, conoscendo i suoi gusti ed aiutandolo a ricordarsi le cose importanti, come preparare lo zaino di scuola per il giorno dopo, come ogni ragazzino è tenuto a fare. Per risparmiare soldi, Karen decide però di non comprare una bambola nuova, ma di portare a casa un Buddi restituito da una cliente, perché difettoso. La giovane mamma non sa che proprio a quella bambola, assemblata pochi mesi prima in una fabbrica in Vietnam, è stato montato per errore un software che impedisce al giocattolo di provare alcun tipo di rimorso per qualsiasi azione voglia compiere in totale autonomia. Si sceglierà da solo perfino il nome. Preparatevi gente, Chucky sta per tornare.

Guarda il Trailer

Lars Klevberg, regista in uscita nelle nostre sale con ben due horror a distanza di poche settimane, l’altro è “Polaroid”, uscito circa una decina di giorni prima rispetto a “La Bambola Assassina”, porta sul grande schermo il remake del classico del 1988 girato da Tom Holland. In questa occasione Buddi viene creato in chiave decisamente più moderna. Questa bambola di ultima generazione ha tutti gli optional che ogni ragazzino potrebbe desiderare, ed ha la capacità di fungere da vero e proprio migliore amico. Peccato che Chucky, il bambolotto capitato al povero Andy, abbia una concezione un po’ troppo esclusiva del termine “migliore amico” e che sia pronto ad intervenire con ogni mezzo, anche quelli più brutali, per salvaguardare l’amicizia tra lui ed il suo umano.

Leggia Anche – La Bambola Assassina: Chucky uccide un noto giocattolo nel poster del film

Possiamo dirlo, l’operazione di ricreare ai giorni nostri il mito della bambola più cattiva di tutti i tempi è ben riuscita. Senza gridare al grande film, “La Bambola Assassina” riesce a raggiungere gli obiettivi che si era prefissata. In primo luogo risulta del tutto azzeccata la scelta di rileggere e ricollocare la vicenda in chiave moderna. Buddi è un giocattolo che possiede tutti i dettagli tecnologici che possiamo trovare ai giorni nostri: un processore software altamente sviluppato, la possibilità di collegarsi alle reti wi-fi così da poter essere sempre e comunque connesso, intelligenza artificiale sviluppata ai massimi livelli e molto altro ancora. Oltre a questo, però, Klevberg mette in evidenza la fondamentale importanza dell’azione umana in un mondo dove digitale ed intelligenza artificiale sembrano arrivati al punto di poter sostituire il pensiero umano. Ed invece no, basta un piccolo errore di assemblaggio dei processori da parte di un programmatore dall’altra parte del mondo e queste macchine sono pronte a scatenare l’inferno.

La sceneggiatura funziona abbastanza bene, ha il merito di essere scorrevole, forse anche troppo, dato che alcuni aspetti della vicenda tendono a perdersi un po’ per strada. Ovviamente, chi si aspetta un film che possa terrorizzare per tutta la sua durata, rimarrà estremamente deluso: di balzi sulla poltrona se ne fanno veramente pochi, ma il merito dello script è quello di regalare all’opera quell’aria di commedia black sempre molto ironica e divertente. Di buon livello anche l’aspetto visivo dell’opera, con le scene più truculente ben strutturate e supportate da una regia adeguata all’opera che si va a costruire. Buona anche la ricostruzione della bambola, sì modernizzata, ma che ha anche mantenuto le caratteristiche di quella originale.

Per concludere, possiamo tranquillamente affermare che “La Bambola Assassina” risulta un film assolutamente godibile, che rappresenta un’alternativa e non una scopiazzatura rispetto al classico di fine anni ’80. Ovviamente il prodotto è da prendere per quello che è, senza particolari aspettative, ma alla fine lo spettatore uscirà soddisfatto e sul viso quel sorriso beffardo tipico del malvagio Chucky.

Voto del pubblico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *