Rapina a Stoccolma

Regia: Robert Budreau. Cast: Noomi RapaceEthan HawkeMark Strong, Christopher HeyerdahlNazione: Stati Uniti. Durata: 92 minuti. Distribuzione: M2 Pictures

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Stoccolma, 1973. Un uomo entra in una delle più importanti banche della capitale svedese e, con una mitragliatrice alla mano, decide di effettuare quella che parrebbe a tutti gli effetti una rapina. In realtà, il suo vero obiettivo è quello di far liberare il suo “compagno di merende”, incarcerato nel prigione della città. Il rapinatore decide infatti di liberare tutti i presenti all’interno della banca, tranne tre ostaggi, che terrà con sè durante le lunghe ed estenuanti trattative con le forze dell’ordine. In questo arco di tempo, però, tra il malvivente ed una degli ostaggi, inizia ad instaurarsi un rapporto di comprensione e stima reciproca davvero particolare.

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Robert Budreau, già regista del non troppo apprezzato “ Born To Be Blue”, porta sul grande schermo con “Rapina a Stoccolma”, l’incredibile storia vera di quei fatti di cronaca che hanno portato a coniare l’espressione “Sindrome di Stoccolma”, una condizione psicologica che si verifica quando la vittima di un rapimento o di una violenza sviluppa sentimenti positivi nei confronti del rapitore o aggressore, fino ad arrivare alla vera e propria dipendenza psicologica. Difficile capire il motivo per cui in questi lunghi 46 anni nessun autore del mondo del cinema abbia pensato di dare vita ad un’opera che racconti uno dei fatti di cronaca più singolari che si siano mai verificati. Abbiamo dovuto aspettare Budreau per vedere messi in scena i personaggi, molti dei quali assai particolari, che hanno caratterizzato quegli avvenimenti.

Luci ed ombre per quest’opera, che comunque, tutto sommato, risulta un lavoro ben strutturato e che può considerarsi ampiamente sufficiente. Tra le note positive troviamo sicuramente l’originalità del racconto: come già detto, è la prima volta che vengono raccontati al cinema i fatti di Stoccolma del 1973. La messa in scena è ben strutturata, dalla colonna sonora alla sceneggiatura, dai costumi ai dialoghi, il tutto è ben costruito per permettere allo spettatore di entrare nei luoghi e nei tempi in cui sono accaduti quegli avvenimenti. Buono anche il lavoro fatto sugli attori e sui personaggi, soprattutto quelli principali, con Ethan Hawke nei panni del rapinatore e Noomi Rapace nel ruolo dell’ostaggio che inizia a provare dei sentimenti per lui, entrambi bravi a calarsi nei loro personaggi, che hanno anche il merito di essere costruiti per integrarsi bene tra loro.

Le note dolenti arrivano soprattutto dal percorso narrativo intrapreso dagli autori del film. La sceneggiatura ci regala sì dei dialoghi interessanti, a tratti anche taglienti e con un piacevole sense of humor, abbastanza amaro. Ma la sensazione è che lo script sia completamente spaccato in due parti totalmente slegate tra loro: la prima che ci porta su uno stile narrativo ironico, con l’introduzione dei diversi personaggi, alcuni veramente molto singolari e con dialoghi incalzanti. La seconda parte, che vira completamente su risvolti drammatici in maniera troppo netta e repentina, non permettendo allo spettatore di assorbire con i giusti tempi i cambi di registro narrativo che si susseguono durante la vicenda.

Per concludere “Rapina a Stoccolma” è un film che si fa apprezzare per l’innegabile interesse che può suscitare nello spettatore questo tipo di argomento. Spettatore che si trova davanti ad un prodotto ben realizzato e ben curato anche nei particolari. Che ha però il non lieve difetto di mancare di continuità e di equilibrio nello sviluppare le diverse situazioni e le trasformazioni soprattutto caratteriali, che colpiscono i personaggi nel corso della vicenda.

Voto del pubblico

 

 

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