Serenity

Regia: Steven KnightCast: Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Dijomn Hounsou, Diane LaneNazione: Stati Uniti. Durata: 106 minuti. Distribuzione: Lucky Red.

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Baker Dill, in fuga dai mostri del suo passato, si è ritirato ormai da tempo su una piccola isola di pescatori. Si guadagna da vivere portando a pesca i turisti che si recano sull’isola, ma il suo carattere irascibile non manca di creargli più di qualche problema con le persone che porta con se’ in barca. Il suo unico pensiero però è un altro: catturare un tonno gigante che da anni si aggira nelle acque non lontano dall’isola. Si tratta di un tonno gigante, che lo stesso Dill ha ribattezzato con il nome “Giustizia”, che più volte è andato vicino a catturare, ma che gli è sempre sfuggito. La sua attenzione viene però distolta dall’arrivo sull’isola di Karen, ex moglie di Dill, che cerca di convincerlo a salvare lei ed il figlio dal violento marito. Gli propone quindi di organizzare un’escursione in barca con lui ed, una volta in mezzo al mare, di gettarlo dalla barca e lasciarlo in pasto agli squali in cambio di 10 milioni di dollari in contanti. Dill è diviso tra l’accettare, prendere i soldi e porre fine alle sofferenze soprattutto del figlio, o restare integro e fare la cosa “giusta” senza uccidere nessuno. Quello che Dill non sa è che a muovere i fili del gioco non è lui e che il vero manovratore sarà una delle persone meno sospettabili.

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Steven Knight, oltre che regista, è già sceneggiatore e autore di programmi televisivi, lungometraggi, serie tv e copioni teatrali. Tra le sue opere più famose troviamo il gran film di David Cronenberg “La Promessa dell’Assassino” e la serie TV “Peaky Blinders” di cui è anche produttore. Egli porta sul grande schermo in qualità di sceneggiatore/regista, “Serenity – L’Isola dell’inganno”, un thriller dalle diverse sfaccettature e dai diversi generi, che lo rendono un’opera complessa e, per il nostro parere, di non semplice assorbimento da parte del pubblico. Inizialmente tutto fa presagire che ci si trovi davanti ad un classico thriller, in cui i diversi personaggi cercano di raggiungere i propri obiettivi, guardando solo ed esclusivamente ad interessi personali e senza preoccuparsi di etica ed integrità morale. Ma nel corso della vicenda l’opera prende una piega diversa, spostandosi su un registro diverso, forse più coraggioso, ma decisamente più arduo da sostenere.

Partiamo da un semplice presupposto: “Serenity – L’Isola dell’Inganno” aveva tutte le basi per essere un clamoroso flop, sia di botteghino che di critica, ed un clamoroso flop è stato. Il box office ha prodotto risultati ancor più bassi delle non altissime aspettative e la critica di mezzo mondo lo ha bollato come opera senza capo nè coda. Una cosa va riconosciuta a Knight: il coraggio. Non tanto per quello che ci ha mostrato: l’opera ripercorre i classici clichè del genere e anche quando il registro cambia completamente direzione, non troviamo particolari impennate stilistiche. Ma il coraggio di fare una scelta consapevole e di voler creare un prodotto, portandola sempre avanti. Strada che piaccia o meno, ha una certa coerenza nel guazzabuglio di fatti e personaggi che ci vengono proposti durante la visione.

Non rimarremmo sorpresi se la maggior parte del pubblico uscisse dalla sala piuttosto interdetto dopo la visione di questo film. I presupposti per spiazzare lo spettatore ci sono tutti e la difficoltà nell’assorbire una storia del genere sono palpabili, anche guardando le interpretazioni degli stessi attori con un Matthew McConaughey nel ruolo del bello e dannato che proprio nel momento di voltare pagina vede i fantasmi del suo passato riaffiorare ed una Anne Hathaway femme fatale un po’ patinata nell’ambiguo ruolo della dolce e bella ragazza indifesa.

Per concludere, pur riconoscendo le problematiche ed i diversi errori che si incontrano nel corso della visione, a noi questo “Serenity” ha lasciato anche delle sensazioni positive. La prima parte è coinvolgente, avventurosa e rimanda a classici del passato quali “Il Vecchio e il Mare” o “Moby Dick”. La seconda parte svolta in maniera violenta, forse un po’ troppo, senza preavviso e spostandosi su un terreno forse un po’ scosceso, ma che ha almeno il merito di non incanalare il film nei soliti binari che avrebbero portato verso la fine un’opera del genere, che regala qualche scossone, non tutti positivi, a chi è in sala a vedere il film.

Voto del pubblico

 

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